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Come nasce Tommy Unplanned: il nome di un percorso ancora da capire

🎵 All I See is You – The Ides Of March

Come raccontavo nel primo articolo, tutto è partito dalla situazione professionale un po' strana in cui mi trovo in questo periodo.

Non parto da zero.

Lavoro, ho la mia P.IVA, faccio il web designer freelance, ho clienti, progetti e negli anni ho costruito diverse competenze nel digitale.

Il problema è che negli ultimi mesi ha iniziato a girarmi in testa una domanda abbastanza semplice:

Ma voglio davvero continuare su questa strada nei prossimi anni?

E da lì, ovviamente, il delirio. 😂

Appunti e idee durante la nascita del progetto Tommy Unplanned

Continuare con i siti web. Ampliare verso consulenza digitale e automazioni. Studiare AI e processi. Prendere certificazioni. Creare contenuti. Fare un podcast. Aprire YouTube. Sviluppare qualche progetto mio.

Credo di aver immaginato una nuova carriera ogni tre giorni, valutato l'università, pensato di tornare a studiare... insomma, un tornado di cose.

A un certo punto, però, mi è venuta voglia di raccontare tutto questo anche online.

Ed è nato un problema nel problema: cosa racconto?

Perché creare un nuovo profilo verticale sul web design, sull'AI, sulla consulenza o sulla content creation avrebbe significato più o meno dichiarare:

«Ok. Ho deciso. Questa è la mia nuova strada.»

Solo che non l'ho deciso manco per niente.

Forse il punto era proprio non avere ancora un punto

Dopo un brainstorming abbastanza importante (e una quantità di appunti che probabilmente non era necessaria) ho provato a ribaltare la domanda.

Invece di chiedermi:

«Quale nicchia dovrebbe avere il mio nuovo profilo?»

ho iniziato a pensare:

«E se il tema fosse proprio il fatto che sto cercando di capire quale sarà la mia prossima strada?»

E lì qualcosa ha iniziato ad avere senso.

Perché improvvisamente non dovevo più scegliere prima cosa sarei diventato per poter iniziare a raccontarlo.

Posso parlare di lavoro senza trasformarmi nel profilo del web designer che dà consigli sul web design.

Posso parlare di AI senza iniziare a pubblicare "10 prompt che cambieranno la tua vita".

Posso raccontare formazione, soldi, progetti, esperimenti, content creation, cose che funzionano e cose che probabilmente abbandonerò dopo due settimane.

E sì, magari ogni tanto anche un viaggio, senza dover trasformare tutto in un travel account.

In pratica posso raccontare quello che sto facendo mentre cerco di capirci qualcosa.

Senza dover fingere di avere già una risposta.

Poi è arrivato "Unplanned"

A quel punto mancava un nome.

Cercavo qualcosa che riuscisse a descrivere questa situazione senza legarmi a una professione, a un argomento o a una fantomatica nuova versione di me.

Il concetto che continuava a tornarmi in testa era più o meno questo:

Non so esattamente dove sto andando e se funzionerà. Ma sto andando.

E da lì Unplanned ha iniziato ad avere senso.

Significa, molto semplicemente, non pianificato, non previsto.

Che, detto da me, fa anche abbastanza ridere.

Sono uno che fa roadmap per qualsiasi cosa. Excel. Liste. Piani. Progetti. Sottoprogetti. Cartelle per i sottoprogetti. E probabilmente una lista delle cose da mettere nelle cartelle dei sottoprogetti. 😅

Quindi no, Unplanned non significa:

«Da oggi vivo completamente a caso.»

Anzi.

Il contrasto mi piace proprio perché posso pianificare quanto voglio quello che farò domani, la prossima settimana o nei prossimi mesi.

Quello che non posso pianificare è dove mi porterà tutto questo.

E forse non devo nemmeno saperlo adesso.

Perché Tommy Unplanned

Per un po' ho pensato anche a nomi completamente separati da me.

Poi mi sono reso conto di una cosa abbastanza ovvia: non sto creando una startup. Non sto creando un magazine. Sto raccontando me.

Quindi Tommy doveva rimanere.

Tommy Unplanned non vuole dire:

«Questo è un blog sulla crescita personale.»

E nemmeno:

«Qui Tommy vi insegnerà come trovare la vostra strada.»

È molto più banalmente:

«Questo è Tommy mentre cerca di capire quale sarà la sua.»

E questa cosa mi lascia anche una libertà enorme.

Se tra sei mesi sarò ancora un web designer ma avrò cambiato completamente il modo in cui lavoro, il nome continuerà ad avere senso.

Se nel frattempo avrò avviato un progetto nuovo, pure.

Se scoprirò che una delle strade che oggi mi sembra interessantissima in realtà non fa per me... forse avrà ancora più senso raccontarlo.

E se alla fine scoprirò che parte della strada giusta era quella che stavo già facendo?

Va bene anche quello.

Non voglio che questo progetto debba per forza finire con il classico:

"Ho mollato tutto e ho cambiato vita."

Anche perché, al momento, non ho mollato proprio niente. 😂

Una bio che dice praticamente tutto

Dopo aver scelto il nome è arrivata anche la bio.

Dopo diverse versioni, quella che continuava a sembrarmi più corretta era questa:

Sto cercando di capire quale sarà la mia prossima strada.\ Tanto vale raccontarla 👋🏻

E alla fine mi sono accorto che dentro quelle due righe c'era praticamente tutto.

Non "ti insegno a cambiare vita".

Non "seguimi nel mio percorso di crescita personale".

Non "ho trovato il segreto per reinventarsi professionalmente".

Sto semplicemente attraversando un periodo in cui alcune certezze professionali che avevo qualche anno fa sono diventate domande.

E invece di aspettare di avere le risposte per raccontare questa fase a posteriori, voglio provare a raccontare anche le domande.

E solo dopo è arrivato il visual

Una volta capito questo, anche l'identità visiva è diventata molto più semplice da immaginare.

La direzione che ho scelto è:

Editorial × Diary × Analog × Imperfect.

Carta, appunti, sottolineature, evidenziatore, frecce, cose cancellate, annotazioni e qualche elemento volutamente non troppo perfetto.

La palette è nata seguendo la stessa logica: Paper, Ink, Tomato, Sage, Highlighter e Pencil.

Non volevo costruire l'ennesima identità da personal brand perfettina.

La frase che avevo appuntato mentre lavoravo al visual era:

Non deve sembrare un personal brand.\ Deve sembrare Tommy che tiene traccia di quello che gli succede.

E credo che sia ancora la descrizione migliore.


Mentre scrivo queste righe, Tommy Unplanned "tecnicamente" non esiste ancora.

Non c'è un post pubblicato. Non c'è un Reel. Non c'è nessuno che lo segue.

C'è un dominio, una cartella sul mio computer, qualche prova grafica e un'idea che fino a pochi giorni fa non aveva nemmeno un nome.

Non so ancora se tra qualche mese riguarderò tutto questo pensando «bella idea» oppure «ma che cazzo stavo facendo?».

In entrambi i casi, però, sarà interessante poter tornare qui e vedere da dove era partito tutto.